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SWAP ECONOMY, la nuova economia dello scambio.

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Io ti do una borsa, tu mi dai una lampada: gli swap party, in cui ci si scambiano cose, sono un (nuovo) stile di consumo, ma anche un modo per aprirsi agli altri...
Diffusa in Australia, Canada e Stati uniti, la swap economy (la nuova economia dello scambio) è arrivata anche in Italia. La parola d’ordine è baratto, che significa tornare ai tempi antichi, quando non esistevano soldi e la compravendita era una relazione tra persone che si scambiavano ciò di cui avevano bisogno. “Oggi, in un momento di recessione e insicurezza sociale, si ricompone il cerchio del mutuo sostegno, per rispondere alle esigenze materiali ed emotive delle persone”, Così, mentre le imprese si organizzano per pagare i servizi con beni invece che con soldi, le persone si incontrano in locali alla moda per scambiarsi vestiti, oggetti e accessori. Oppure si trovano sul web per barattare case, servizi e tempo. I benefici? Si dà più valore alle cose che al denaro, alle persone che al loro potere d’acquisto. “È l’economia del futuro”, che consente di mantenere alti livelli di benessere e affrontare senza troppi problemi anche i momenti di decrescita”. Riscoprire l’essenziale
Come insegna lo Space clearing, l’arte di fare spazio, eliminare gli oggetti che non si usano è liberatorio. “Drena la ‘ritenzione emotiva’, che ci impedisce di abbandonare idee e problemi del passato”, spiega Karen Kingston, esperto di Feng Shui a livello mondiale. Creare il vuoto, insomma, significa aprirsi al nuovo. E se proprio non si riesce a regalare o buttare ciò che ci appartiene, il baratto può aiutare. “Ho scambiato un paio di jeans di Calvin Klein che non mi andavano più con una stola di Roberto Cavalli che metterò tantissimo”, racconta Michela, titolare di una catena di negozi dell’usato griffato, tra le prime frequentatrici degli swap party milanesi. “Persino le shopaholic, le shopping dipendenti, possono così accedere alle griffe senza sensi di colpa e senza usare la carta di credito”, sostiene Emily Chesher, ex studentessa di design, oggi al timone del sito www.swapstyle.com. Baratto come guilt free shopping (shopping senza sensi di colpa) quindi, ma anche come risposta a un bisogno di essenzialità.

Condividere emozioni
Per barattare ci si incontra, ci si conosce, ci si arricchisce nella scoperta di una solidarietà che diventa stile. Non a caso, le prime a scambiare abiti sono state modelle come Kate Moss, regina dello swap nei salotti londinesi. Spiega la sociologa Monica Fabris, presidente dell’Istituto di ricerca Gpf di Milano: “Non è solo questione di risparmio, ma segno di passaggio dall’epoca della competizione all’epoca della cooperazione. Negli swap party, feste del baratto organizzate nei locali più trendy, si fanno nuove amicizie e si condividono emozioni”. Adocchiare il vestito di un’altra swapper, provarlo e guardarsi nello stesso specchio sono modi per entrare subito in feeling, scavalcando inutili convenevoli. “Dal punto di vista psicologico, aiuta a esprimere un’attitudine crescente: quella a metterci in rete e in collaborazione con gli altri, per vivere in modo più ‘caldo’, solidale ed emotivamente confortevole”, commenta Irene Pivetti, che su Odeon Tv ha dedicato una puntata della trasmissione Iride, il colore dei fatti, proprio al tema del baratto.

Aprirsi agli altri
Non solo abiti: con lo swapping ci si può aggiudicare una vacanza in case da sogno. Merito di certi professori americani che, anni fa, inventarono il cohousing per trascorrere a costo zero le loro lunghe estati. Oggi, approfittando del fascino che l’Italia esercita nel mondo, si può soggiornare in una villa alle Bahamas in cambio del monolocale a Venezia (o a Roma) iscrivendosi a Homelink International, Intervac, Livingaway, Homexchange o l’italiano Scambiocasa. Basta avere un’abitazione (anche in affitto) per partecipare al baratto con diverse modalità: scambio simultaneo (io vengo da te mentre tu stai da me) o in tempi diversi (per chi offre la seconda casa); scambio di ospitalità (io ti ospito, tu mi ospiti) o homesitting (io vado via, tu arrivi e curi la mia casa). La finalità non è solo il risparmio (uno dei primi a inaugurare il cohousing fu l’ex presidente Usa Jimmy Carter, che nel '76 lasciò la casa a una famiglia sudamericana per andare a visitare il Brasile), ma il desiderio di mettere in comune emozioni e culture diverse. Scambiando il proprio “guscio”, ci si apre davvero agli altri, al loro modo di vivere e pensare. E se, invece, quello di cui abbiamo bisogno è un aiuto in casa, una lezione di piano, un dogsitter? Basta rivolgersi alle Banche del tempo: offrendo qualche ora del proprio, si ottiene in cambio l’intervento del giardiniere, della signora che aiuta per le pulizie o della studentessa che porta a spasso Fido.

Fa bene a noi e all'ambiente
Secondo dati diffusi dalla National Recycling Week (campagna nazionale australiana per il vivere ecosostenibile, http://recyclingweek.planetark.org/) scambiare uno scatolone di vestiti significa risparmiare tanta energia quanta ne serve a far funzionare una tv per un anno e sette mesi. Barattare lo stesso volume di libri consente invece di salvare tanta acqua quanta ne servirebbe per riempire 150 vasche da bagno.

A chi rivolgersi
Gli indirizzi più trendy che offrono la possibilità di barattare Swap party

Atelier del riciclo è l’associazione che organizza gli swap party in Italia. Per conoscere i prossimi appuntamenti e le iniziative pensate ad hoc consultare: atelierdelriciclo.it
Italiani: zerorelativo.it  scambiamoci.it  barattopoli.it 

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