Spesso conciliare gli impegni lavorativi con quelli casalinghi, la famiglia con gli amici, è faticoso e può capitare di sentirsi stanchi e un po’ esauriti. Se la sensazione di stanchezza persiste, però, è meglio indagare perché potrebbe essere dovuta a una carenza di ferro, carenza che non va trascurata, visto che questo metallo è il “pezzo” più importante dell’emoglobina, proteina che trasporta l’ossigeno nel sangue. Poca emoglobina vuol dire poca energia e quindi pallore, stanchezza e anemia. In Europa il 20-30 % delle donne in età fertile sono colpite da anemia perché non è facile assumere ferro in quantità sufficiente da raggiungerne il fabbisogno giornaliero che, per una donna, è di circa 18 mg, mentre per un uomo o per donne in menopausa è di 10 mg. Il problema di questo minerale dipende dalla sua biodisponibilità, cioè dalla sua attitudine a essere prima assorbito dall’intestino e poi assimilato dalle cellule che lo devono utilizzare. A influenzare la biodisponibilità del ferro possono essere vari fattori, non tutti ancora chiariti. La vitamina C, per esempio, la fa aumentare, mentre la cellulosa e l’acido fitico presente nei cereali e nei legumi, la diminuiscono.
Gli spinaci contengono più ferro di qualsiasi altra verdura, però purtroppo resta disponibile per l’organismo in quantità veramente ridotta (1,4%). La carne e il pesce, invece, contengono ferro in forma agevolmente utilizzabile e conviene ricordare che il petto di tacchino ne contiene più della carne bovina.
alimento
mg in un etto
fegato di bovino
8,8
radicchio verde
7,8
legumi secchi
5-6,9
pasta integrale
4
cioccolato
3-5
spinaci
2,9
cornflakes, pesce azzurro
2,8
uova, pane integrale, carne di tacchino
2,5
carne di manzo o vitello
2,4
Uno degli alimenti che in base al suo contenuto di polifenoli riduce l’assimilabilità del ferro è il tè.
Questa bevanda, però, ha altre importanti caratteristiche che la rendono apprezzabile. Ad esempio non dà calorie (lo zucchero che vi aggiungiamo sì!), contiene fluoro e aiuta nella prevenzione della carie anche se poi i tannini, le sostanze che gli danno corpo e colore, possono macchiare tazze e denti. Il tè contiene la teina che aumenta la concentrazione, aiuta la respirazione e favorisce la diuresi. Mediamente una tazza di tè contiene 14-35 mg di caffeina contro i 50-120 mg del caffè e poiché questa sostanza stimola la secrezione acida dello stomaco, se ne sconsiglia il consumo a chi soffre di ulcere e comunque si suggerisce di berlo a stomaco pieno. L’azione più positiva, comunque, è dovuta ai flavonoidi che si comportano da antiossidanti, difendendo l’organismo dai radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento e dell’arterosclerosi. A questo proposito sembra che il tè verde sia più efficace di quello nero, ma comunque l’importante è non consumare il tè con il latte perché quest’ultimo lega i flavonoidi impedendone l’assorbimento
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