E' di nuovo estate. Abbiamo appena fatto in tempo a spazzolare le ultime briciole di colomba pasquale, ed è nuovamente estate. Come ogni anno. E con il caldo della bella stagione sopraggiunge implacabile la riscoperta di quel corpo le cui imperfezioni grassocce erano andate dimenticate sotto cumuli lanosi di cappotti, sciarpe e maglioni invernali. Estate. Tempo di sole e di mare, di amori caldi e passionali, della frutta più golosa e colorata, ma soprattutto, estate: tempo di mettersi a dieta. Dieta, dal greco diaita, decisione, ripartizione della vita; ma anche regime o, più comunemente, privazione. Il senso originario dunque ruota attorno al concetto di regola generale di vita, per quanto concerne l'alimentazione, esattamente l'opposto di quella transitoria restrizione cui siamo solitamente portati a pensare. Mettersi a dieta diviene dunque da paradigma nutrizionistico-esistenziale, sinonimo di privazione alimentare più o meno restrittiva e/o prolungata. E allora via libera alle famigerate diete monoalimentari, quelle che celebrano di volta in volta le virtù depurative e sgonfiapancia di quel frutto, piuttosto che le doti corroboranti di quell'erba, senza dimenticarsi degli effetti benefici di quel sale minerale di qualche nuova acqua. Ogni alimento contiene sostanze utili all'organismo, tuttavia, pretendere che ognuna d'esse sia sufficiente da sola per il buon funzionamento di un corpo, sarebbe un po' come pensare di far viaggiare un'automobile più velocemente mettendo benzina al posto del liquido refrigerante. In un tripudio di nomi accattivanti e di promesse allettanti, guru dell'alimentazione di ogni specie e fattezza si offrono al mondo recando in dono il sogno della magrezza, in pochi giorni e senza sforzi, naturalmente. E' il trionfo del faidate, o, meglio del fai-come-me, confessa soddisfatta la signora belleforme all'amica del cuore che ancora non si è decisa a mettersi a dieta come lei. Forse per paura che la pesantezza si trasferisca dai fianchi al fiato. Proviamo allora a chiarire alcuni punti sull'annosa questione del peso. Innanzitutto è di importanza fondamentale sapere che dimagrire non è assolutamente sinonimo di perdere peso. Se è vero quindi che certe diete sono in grado di far diminuire il peso corporeo questo fenomeno non implica necessariamente un reale dimagramento. Anzi, il più delle volte si tratta semplicemente di una perdita di liquidi frammista a un deperimento della massa muscolare. In altre parole si pesa di meno, ma si è percentualmente più grassi. Il vero obiettivo dovrebbe essere quello di una diminuzione generalizzata dell'adipe. Risultato ottenibile solamente combinando una corretta e varia alimentazione (una vera dieta, nel senso di decisione di stile di vita), con un'attività fisica più o meno intensa in funzione del grado di allenamento posseduto. Soprassedendo sul fattore allenamento, vediamo di soffermarci sul concetto di alimentazione corretta. Non esiste un tipo di alimentazione perfetta, adatto ad ogni persona: ogni fisico ha consumi ed esigenze diverse. Esistono tuttavia regole generali valide per tutti. L'introito calorico giornaliero (=quantità di calorie introdotte) non deve superare i consumi quotidiani. E' una mera questione algebrica, tanto entra, tanto deve uscire, l'eccesso diviene grasso. Non si tratta però di un'equazione perfetta, poiché se si mangia meno di quanto serve, si rischiano di compromettere le funzioni metaboliche dell'organismo. Altrimenti basterebbe digiunare un po' per dimagrire! Per sapere quanto un organismo consuma a riposo (per conoscere cioè quello che tecnicamente si chiama metabolismo basale), esistono svariati tipi di strumenti e di metodiche, alcuni più precisi, altri meno. Conoscere questo dato rappresenta un ottimo punto di partenza per costruire un regime alimentare che consenta di mantenersi all'equilibrio, tenendo ovviamente conto anche del consumo che le attività giornaliere svolte comportano (un muratore, ad esempio, spreca più energie di un impiegato durante le ore lavorative). In linea di massima, possiamo dire che, una volta stabilito il metabolismo basale, è sufficiente aggiungere a questa cifra un terzo di essa, per trovare il numero delle calorie da introdurre ogni giorno. (In caso di attività lavorative pesanti o attività fisica molto intensa si può arrivare persino a raddoppiarla). Un esempio pratico: se la signora Pina, 50 anni, casalinga, nessuna attività sportiva settimanale, risulta avere un metabolismo basale di 900 kcal al giorno, per mantenersi all'equilibrio, dovrà mangiare: 900 kcal + 1/3 di 900 kcal = 900 kcal + 300 kcal = = 1200 kcal circa. Se svolgesse una blanda attività fisica, dovrebbe aggiungere un'ulteriore quota di circa 100 kcal almeno nei giorni in cui è impegnata. Ciò che più conta dunque è che si deve assolutamente tener conto dei consumi, prima di parlare di quante calorie è necessario mangiare. Seconda Regola: la varietà. Mangiare di tutto, senza eccessi e senza privilegiare categorie di alimenti specifici. Una corretta ripartizione dei nutrienti, secondo le indicazioni dell'OMS, dovrebbe rispettare le seguenti proporzioni: 50/55 % delle calorie pro-die, CARBOIDRATI (privilegiare quelli complessi, pane pasta ecc. a quelli semplici, dolci); 30 % delle calorie pro-die, LIPIDI (privilegiare i grassi di origine vegetale e quelli insaturi in genere) 15/20 % delle calorie pro-die, PROTEINE (sia animali che vegetali, rimanendo in un range compreso tra 0.8 e 2.5 g di proteine per chilogrammo di peso corporeo). La varietà è un concetto che andrebbe applicato anche alla distribuzione dei pasti che dovrebbero essere 4/5 in una giornata ed equamente distribuiti dal punto di vista dei contenuti. Non ha nessun senso saltare il pranzo per poi rimpinzarsi a cena, quando fra l'altro non sono previsti grandi consumi durante la notte. Mangiare spesso significa abituare il corpo a mantenere costante il tasso glicemico nel sangue, evitando così quegli sbalzi ormonali insulinemici che tanto contribuiscono all'aumento del grasso. In conclusione dunque, si tratta semplicemente di abbandonare un concetto deleterio, quello di dieta come restrizione (perché vivere negli stenti quando se ne può fare tranquillamente a meno?), per passare ad uno più maturo e consapevole, nel rispetto della logica etimologica del termine, di dieta come scelta di vita, fatta di equilibrio e di corretta ripartizione. Ne saremo capaci?
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