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Grand Hotel: il successo di una rivista storica

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Nel giugno del 1946 uscì il primo numero di un nuovo settimanale femminile nato per proporre storie d’amore disegnate a fumetti a basso costo, per far sognare tutte le donne: la rivista Grand Hotel. L’idea dei fratelli Alceo e Domenico Del Duca, proprietari delle Edizioni Universo, diventava realtà con 100.000 copie andate a ruba, al costo di 12 lire per 16 pagine. I due fratelli sanno di avere un’idea davvero rivoluzionaria in testa e temono di essere battuti sul tempo da altri editori e quindi lavorano con il gruppo ristretto di necessari collaboratori in gran segreto, tenendo riunioni di lavoro in luoghi fuori mano e in bar poco noti. Intravedono un potenziale di mercato per un prodotto rivolto alle masse e quindi tengono un grande riserbo persino con il distributore che fino all’ultimo non saprà cosa precisamente si è impegnato a diffondere.

 

Le storie inizialmente erano disegnate e sceneggiate da Walter Molino, grande disegnatore delle copertine della Domenica del Corriere. Il primo direttore della rivista è il giornalista Matteo Macciò, cui viene l’idea di inserire, già nel 1947, anche storie d’amore fotografate, i famosi fotoromanzi, che utilizzavano attori su sfondi di tipo cinematografico. Il genere si diffuse con grande successo e, sebbene fra le critiche degli intellettuali, ebbe il vantaggio di avvicinare alla lettura un pubblico che altrimenti non sarebbe mai andato in edicola.

 

Il settimanale è un tale successo che la famosa Silvana Mangano appare come lettrice di Grand Hotel in “Riso amaro” di Giuseppe De Santis nel 1949.

Il fotoromanzo, di cui Grand Hotel è uno dei primi promotori e rimane forse il più longevo portabandiera, catturava l’attenzione in realtà di un pubblico trasversale in un’epoca in cui ancora non c’era la televisione e i cinema non erano diffusi come oggi. Per questo diventa un mezzo persino di campagna politica e di cultura religiosa, trovando spazio in diverse testate; è un genere che si rinnova nel tempo e così negli anni Settanta compaiono anche storie di servizio, come quelle sulla contraccezione e sull’aborto.

 

Tornando nello specifico a Grand Hotel, col tempo inizio a ospitare anche rubriche dedicate al cinema e alla musica oltre a romanzi a puntate; l’interesse è incentrato sui personaggi dello spettacolo, per il gossip, per le loro vite da sogno che sono un altro modo per concedere alle lettrici un’occasione di svago.

 

Nel 2009 la rivista rinnova la grafica e i contenuti puntando sempre all’evasione e ai sentimenti. Ogni numero offre, oltre alle storie di vita fotografata interpretate da famosi personaggi di fiction e reality, racconti di vita vissuta, ma anche misteri e gialli. In questo modo tutta la famiglia trova spunti di interesse per sfogliarla e poi ha saputo sfruttare il collegamento con Internet e questo rende le storie “cliccabili” con molte interviste esclusive ai personaggi dello spettacolo e della cronaca, riprese da altri siti web e dai programmi televisivi più seguiti.

 

Nel 2016, in occasione dei 70 anni della rivista, le sue storiche copertine “alpine” diventano il cuore di una mostra ospitata dal Museo Nazionale della Montagna con il titolo “L’Italia di Grand Hôtel. Il sogno e la montagna” a cura di Silvio Saffirio che diventa anche un catalogo che ripercorre il periodo del dopoguerra quando la montagna diviene accessibile a molti e così sci, slitte, piccozze, scarponi e camicie a scacchi si trasformano in simboli di un sogno.

 

In oltre sette decenni, Grand Hotel ha dimostrato di sapersi rinnovare pur restando fedele a un genere che cattura a ogni età con immagini che, ieri ma anche oggi con la passione per i selfie e le foto ricordo, sono d’impatto per tutti coloro che vogliono sognare e immaginarsi in panni altrui.

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