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La cucinoterapia: quando cucinare fa bene all'umore

News rivista

In Italia quasi tutti amano la cucina, il buon cibo e la sua preparazione. Si tramandano ricette familiari e segreti per i pranzi delle feste, ma si cura molto anche la tavola per accogliere gli amici e far colpo su ospiti importanti.

 

Cucinare per molti è una passione, un hobby da coltivare, un’attività quotidiana da dedicare a sé stessi per cambiare pensieri e gratificarsi con un piatto invitante. Possiamo dire che per cultura la cucinoterapia è quasi innata, ma si rischia di perderne i benefici perché, nella fretta di ogni giorno si ripiega su prodotti già pronti o sulla routine per velocizzare i tempi e così ci si priva di un grande piacere.

 

Per molte religioni e filosofie la tavola è un luogo sacro di incontro e il cibo, in questa chiave, è anche nutrimento per l’anima, convivialità, dono e scambio. La cucinoterapia ha importanti effetti sia per il corpo che per la mente: vediamo i principali.

 

Dal punto di vista fisico, cucinare incide sulla postura: spalle, mani, polsi, gomiti e collo sono impegnati nella ricerca dell’equilibrio, dell'energia e della forza muscolare. Inoltre, è un modo per attivare tutti i sensi, per migliorare l’attenzione e la memoria nel seguire o replicare ricette e consigli, e per gestire il tempo ottimizzandolo con le migliori sequenze e imparando a rispettare le necessarie pause o cotture.

 

Gli effetti sulla mente sono altrettanto ampi e immediati perché spontanei: il rilassamento prende il posto dei brutti pensieri e fa recuperare la normalità della vita quotidiana, cura disturbi più o meno gravi legati a stress, ansia e depressione. Soprattutto questo accade preparando piatti elaborati che richiedono tempo, impegno e attenzione e che, a cottura ultimata, regalano profonda soddisfazione agli occhi e al palato e, quindi, stimolano a reagire. La preparazione di alcuni piatti è particolarmente indicata per migliorare l’umore: sono le paste fatte in casa e i dolci, perché lavorare con le mani acqua e farina è un potente antistress e la lievitazione lenta insegna a ritrovare la calma, combattendo la frenesia. In cucina cresce anche l’autostima perché si è autonomi, si esprime la propria creatività e ci si gratifica.

 

Cucinare è un’attività benefica a ogni età: i bambini vengono coinvolti in un'attività familiare che consente di scaricare le tensioni che a volte si creano con genitori e fratelli; gli anziani si sentono utili e creativi; single e coppie sviluppano i rapporti sociali, creando cibi speciali per gli amici o i familiari per aumentare la condivisione e facilitare la comunicazione. Inoltre, cucinare in compagnia è uno strumento di dialogo e confidenza che diventa complicità. Infine, occorre sfatare l’idea che cucinare non sia una terapia adatta a chi deve perdere peso: è vero il contrario. Concentrarsi nella preparazione delle pietanze distoglie dalle preoccupazioni, che sono il motore che attiva l'atto compulsivo del mangiare. Proprio questo aspetto è uno dei motivi per cui la cucinoterapia funziona anche con disabili e tossicodipendenti.

 

La passione per il cibo invita ad ampliare i propri interessi nella ricerca e nella scoperta di alimenti sani, di stagione, gustosi, così come invita a sperimentare prodotti sconosciuti o ricette nuove e cotture alternative, sostituendo i cibi industriali e precotti e tutto questo migliora certamente la propria salute in generale.

 

E allora il consiglio non può che essere quello di scegliere di abbonarsi a una rivista di cucina adatta a imparare nuovi trucchi e piatti che consentano di vedere i fornelli come una vera palestra per il buon umore: scopri la rivista Cucinare bene e migliora le tue capacità culinarie, e non solo!

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