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Alla scoperta delle montagne impossibili da scalare (o quasi)

Le montagne, soprattutto le più belle e spettacolari, affascinano da sempre gli esseri umani e attraggono gli scalatori che in ogni parete vedono una sfida personale. Tutti o quasi sappiamo che le montagne che superano gli 8.000 metri sono 14 nel mondo e forse le consideriamo le più difficili da conquistare, ma in realtà ci sono altri parametri che determinano il livello di difficoltà di una ascesa.

 

Sulle riviste di montagna, l’alpinismo è affrontato tenendo conto delle necessità di chi sta imparando a scalare e dell’amore per l’ambiente montano di una fascia molto ampia di popolazione, che adora i racconti di imprese epiche di diversi periodi storici, a partire dal 1800 quando iniziarono le prime spedizioni esplorative, con mezzi che oggi non userebbe nessun principiante e che richiedevano una forza fisica incredibile.

 

Per scoprire quali sono considerate le cime quasi impossibili da scalare ci si può avvicinare alla montagna con riviste di cultura alpina che non mancano mai di spiegare che esistono pareti inviolate per diversi motivi: a volte si trovano in luoghi inaccessibili per motivi politici – come il Kyrgyzstan, diventato più accessibile dopo il crollo dell'Unione Sovietica – o religiosi, come il Gangkhar Puensum che è la montagna inviolata più alta del mondo, con i suoi 7.570 metri, perché si trova in Buthan, paese che dal 2003 proibisce l'alpinismo, per rispetto delle credenze del suo popolo che vede queste montagne come dimore degli spiriti, oppure il monte Kailash in Tibet, alto  6.630 metri e centro spirituale di quattro religioni: l'Induismo, il Buddhismo Tibetano, il Giainismo e il Bön. In altri casi si tratta di montagne che si trovano in luoghi geograficamente complicati da raggiungere o con un clima difficile: rientrano in questo gruppo le cime della Groenlandia che vanta il maggior numero di vette non conquistate, ma anche il monte Asgard, nella Cordigliera Artica, in Canada, che presenta pareti di granito molto verticali e lisce con vie che arrivano sino all’8a+ ma soprattutto è reso impossibile dalle condizioni meteo variabili, dal freddo intenso e soprattutto dal raggiungimento del monte, che richiede quasi un mese di cammino fra i ghiacci.

 

Ci sono poi montagne considerate pericolose dal punto di vista dell’indice assoluto di mortalità, indice determinato dal rapporto tra numero di persone che hanno scalato la montagna e il numero di decessi. Con questo parametro le più inaccessibili risultano essere l’Annapurna I (8.091 metri) che è stata la prima montagna scalata dall’uomo di oltre ottomila metri, ed è stata raggiunta solamente da 77 persone su 130 che hanno tentato l’ascesa, conquistando un indice di mortalità che supera il 40%. Al secondo posto si pone il Nanga Pàrbat, che significa “Montagna Nuda”: con i suoi 8.125 metri è la 9° montagna più alta del mondo. Situata nel Pakistan è denominata, dagli abitanti locali, “Montagna del Diavolo” e ha un indice di mortalità del 28% dovuto soprattutto alla “Rupal” che, con i suoi 4.600 metri, è la parete di roccia più alta del mondo. Al terzo posto il K2, nel gruppo del Karakorum: i suoi 8.609 ne fanno la seconda vetta più alta del mondo. Chiamato dai locali “Grande Montagna” o “Montagna Selvaggia” per le sue difficoltà alpinistiche, ha registrato un tasso di mortalità pari al 25%.

 

Altre cime sono famose per la loro difficoltà tecnica e non possiamo, quindi, non citare in Patagonia, tra il Cile e l’Argentina, il Monte Fitz Roy che non è molto altro, ma ha un picco interamente verticale e vanta condizioni meteorologiche incostanti. A Ovest del Fitz Roy si trova la montagna a bassa quota più difficile da scalare del mondo: il Cerro Torre. Il suo picco si trova a poco più di 3.000 metri d’altezza, ma si tratta di arrampicarsi in verticale su un ghiacciaio lungo un chilometro e mezzo che porta a una cima perennemente ricoperta da un mutevole “fungo” di ghiaccio. Ulteriore difficoltà risiede nel fatto che il clima della zona rende difficile trovare finestre di bel tempo sufficientemente ampie per non rischiare di trovarsi durante la discesa in mezzo ad una tempesta. Infine, guardando all’Italia, non possiamo non citare il Monte Cervino, il quinto più alto delle Alpi, la cui reputazione lo iscrive tra le cime pericolose: ad oggi sono ben 450 gli scalatori morti per conquistarne la vetta.

 

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