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Scheda rivista ARBITER
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Giudizio degli utenti:
5/5

Tutto ruota attorno al tempo ed è il tempo l'unico vero lusso dell'uomo di oggi.
Il lettore di Arbiter non è solo un amante della qualità e dell’esclusività, ma una persona che ha scelto la strada della raffinatezza, nel modo di apparire e nel modo di essere, un uomo di charme anche extravagante che sa uscire dagli schemi.
Arbiter, con un formato importante, una qualità ricercata della carta e della stampa, nel rigore elegante della grafica e della selezione delle immagini, gioca sul tempo maschile con servizi dedicati al modo di trascorrere in modo raffinato ogni occasione: dai viaggi all'arte del bere e del mangiare; dal piacere di vestirsi a quello di camminare con le calzature più adatte; dalla guida dell'auto e della moto al gioco del golf o alle immersioni subacquee; dalla nautica all'equitazione, con attenzione agli eventi artistici e culturali di rilievo. Numerosi gli inserti e allegati ai 12 numeri annui, come i ricercati inserti Q/E dell’auto e Jackie oppure Mestieri d’Arte, rivista allegata ad Arbiter che racconta l’eccellenza della produzione d’alto artigianato e di design attraverso l’esaltazione delle “3 M”, mente - mano - materia.
Il legno, le pietre preziose, i metalli, la carta, le ceramiche: la rivista racconta come, attraverso genio e sapienza artigianale, le materiedi qualità diventano prodotti di qualità e di design.
L’arte del fare, del saper fare e del far sapere che è ricercata in tutto il mondo.

 

Editoriale (di Franz Botrè)

Nel corso della mia vita professionale, ho avuto la fortuna d’incontrare persone di valore, per condotta, cultura, portamento e sapere. Vicino a loro, come una spugna, ho assorbito e imparato molto. Era un vero e proprio battaglione d’assalto alla società, composto da presidenti, giornalisti, artisti, direttori, imprenditori, ragionieri, amministratori delegati e architetti. Soggetti nel loro campo di appartenenza unici, che non potrò mai scordare, che rimarranno indelebili in me. Veri e propri catalizzatori, fulcri attorno ai quali ruotava il prezioso tourbillon del lusso. Uomini duri, di potere, spesso spietati, ma giusti, sempre coerenti, che con rigore, cultura e rispetto dei propri collaboratori creavano ricchezza per le aziende e per tutti, e che anche nei momenti di grande difficoltà non si sono mai arresi. E' tutto ciò che oggi viene chiamato «master», e i giovani pagano per imparare tanta teoria. Allora erano vere e proprie esperienze che si facevano sul campo di battaglia. Era gratuito, dovevi soltanto avere l’accortezza di stare a sentire con umiltà, credo e passione i pensieri e le riflessioni di questi personaggi. L’importante era prestare attenzione, cercando di parlare il meno possibile, fare poche domande e avere tanta voglia di imparare. Se ponevi delle domande, dovevano essere all’altezza dei dialoghi e dei soggetti, altrimenti era meglio stare muti e studiare, prima di parlare.
Con il passare del tempo, poco alla volta, ho iniziato a strizzare quella spugna, facendo cadere il superfluo, conservando in essa solamente le cose e i pensieri che ritenevo e ritengo fondamentali, quelli che mi appartengono, che sento, in cui credo, che vivo e condivido. E' così che, a distanza di 35 anni, sono diventate mie, mi appartengono, continuano a vivere con e in me. Uno dei personaggi che certamente ha lasciato un segno profondo in me è Franco Cologni, «el Dutur». Così veniva chiamato alla fine degli anni 80, quando dirigeva Cartier in Lmc (fantastici gli oggetti Must de Cartier), divenne poi Vendôme, e pochi anni dopo confluì tutto nell’enorme tenda rossa del Circo del lusso Richemont. Franco ne era il domatore. Tutto ruotava attorno a un perno: il lusso, allora era quello vero. Parlo di 35 anni fa, ma in verità mi sembra di parlare di tre secoli fa. Il Dutur ogni anno non perdeva occasione per selezionare la compagnia, creava delle vere e proprie adunate. Il Natale era una di queste, perfetta, ma mai scontata, Franco sapeva sempre sorprenderci. Riusciva ogni volta a trovare il momento kairós per ciascuno e per tutto l’anno. Ogni adunanza era una vera cerimonia dei sensi. Tavolo imperiale, compagnia schierata, chi a destra e chi a sinistra, mischiando donne e uomini, culture e ambizioni differenti. Nella gabbia, oltre la padrona di casa, la pantera, c’erano leoni, tigri, gorilla, pappagalli, coccodrilli, serpenti. Lui, il domatore, al centro, armato solo della sua cultura. Quella classica, fine ma tagliente come un rasoio, sferzava sagge e illuminanti frustate nell’aria, a destra e a manca. Ne aveva per tutti, aveva sempre qualcosa da dire, da raccontare, da suggerire, da criticare. Ascoltava tutti, rispondeva a tutti, oggi come allora. Mai solo nella battaglia, aveva sempre accanto a sé l’angelo custode: Grazia Valtorta, anche lei nella gabbia, la signora Jarna, in ufficio, a casa l’angelo di sempre, Adele...

 

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