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Scheda rivista ARBITER
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5/5

Tutto ruota attorno al tempo ed è il tempo l'unico vero lusso dell'uomo di oggi.
Il lettore di Arbiter non è solo un amante della qualità e dell’esclusività, ma una persona che ha scelto la strada della raffinatezza, nel modo di apparire e nel modo di essere, un uomo di charme anche extravagante che sa uscire dagli schemi.
Arbiter, con un formato importante, una qualità ricercata della carta e della stampa, nel rigore elegante della grafica e della selezione delle immagini, gioca sul tempo maschile con servizi dedicati al modo di trascorrere in modo raffinato ogni occasione: dai viaggi all'arte del bere e del mangiare; dal piacere di vestirsi a quello di camminare con le calzature più adatte; dalla guida dell'auto e della moto al gioco del golf o alle immersioni subacquee; dalla nautica all'equitazione, con attenzione agli eventi artistici e culturali di rilievo. Numerosi gli inserti e allegati ai 12 numeri annui, come i ricercati inserti Q/E dell’auto e Jackie oppure Mestieri d’Arte, rivista allegata ad Arbiter che racconta l’eccellenza della produzione d’alto artigianato e di design attraverso l’esaltazione delle “3 M”, mente - mano - materia.
Il legno, le pietre preziose, i metalli, la carta, le ceramiche: la rivista racconta come, attraverso genio e sapienza artigianale, le materiedi qualità diventano prodotti di qualità e di design.
L’arte del fare, del saper fare e del far sapere che è ricercata in tutto il mondo.

 

Editoriale (di Franz Botrè)

Dopo cinquantadue anni, se Dio vorrà, finalmente, potremo rivivere l’affascinante Trofeo Arbiter. Quarantotto ore dedicate all’eleganza maschile, a conoscere e riconoscere il mondo del fatto a mano, del su misura. Due giorni di confronto con i lettori per riscoprire e celebrare il talento di sarti, camiciai, calzolai, artefici e maestri dei mestieri d’arte, donne e uomini che con le loro opere gratificano e decorano la vita di chi vuole essere più che apparire. Un laboratorio di cultura e gusto italiani, che premia il genio, l’abilità e le virtù della sartoria, dove si costruiscono uomini e non solo abiti. Milano Su Misura è un percorso lungo un nuovo sentiero di una nuova Milano, fuori dal Quadrilatero della moda. Un chilometro cromaticamente dello stesso colore del centimetro che i sarti e gli artigiani portano al collo. È quella sottile linea gialla che si snoda, unisce e lega l’Hotel Principe di Savoia a piazza Gae Aulenti, la Sanremo del 1952 con il primo Trofeo Arbiter alla Milano del post-Covid, il passato dello stile dell’uomo al presente. È il far riscoprire i valori del passato nella contemporaneità. Ecco, questo è ciò che pensavo dieci anni fa quando ho ideato il progetto di Arbiter. Ed è quello che vorrei accadesse il 18 e il 19 settembre a Milano Su Misura. In una Milano cambiata, diversa, più accorta, meno sciupona e opulenta, che per necessità ha fatto di ragion virtù, ritrovando la positività anche nella negatività del momento e riscoprendo valori come lo stare a casa, la famiglia, il lavoro, l’iniziativa, la cultura, la disciplina.
Valori che dal ’700, in coincidenza dell’arrivo a Milano di Wenzel Anton von Kaunitz-Rietberg, diplomatico e politico viennese al servizio dapprima dell’imperatrice Maria Teresa d’Asburgo poi di Giuseppe II, Leopoldo II e Francesco II, oltre che primo vero fondatore del Consiglio di Stato austriaco, hanno creato, formato, plasmato e forgiato i milanesi, i lombardi. Questo almeno sino al 1968, poi questi valori hanno iniziato a non essere più un valore aggiunto di vita, sino all’attuale tentativo di essere ridicolizzati e annullati dal vergognoso reddito di cittadinanza, un’onta per chi, come me, sin da bambino, gli è stata insegnata ed è cresciuto con la cultura del lavoro. Il 18 settembre inizia il mio 52° anno di lavoro e in tutti questi decenni non ho fatto un sol giorno da disoccupato, potrei scrivere un libro che corre lungo mezzo secolo e più, raccontando per esempio dalla partenza nel 1969 come apprendista tipografo, quindi stampatore, nella distribuzione dei giornali, fotolitografo, impaginatore, grafico, poi nel 1980 giornalista, caporedattore nell’86, art director nell’89, direttore nel ’95, editore nel 2001. Ebbene, di tutti questi anni una cosa posso dirvi con la massima certezza: a Milano e in Lombardia, così come in Veneto, chi ha voglia di lavorare non morirà mai di fame. Se poi ha anche talento e il credo, può fare e realizzare tutto ciò che vuole. E io ne sono la prova. Volete la controprova? Guardate come si sono inseriti nel nostro Paese e adattati alla nostra società cinesi, filippini, indiani, croati. Per le strade di Milano sono tornate le voci che sentivo in gioventù, voci di uomini che per andare avanti hanno riscoperto vecchi lavori. Non è un caso che al mattino, sul presto, senti urlare da un megafono gracchiante: «Donne è arrivato l’arrotino e l’umbrelé, ripariamo fornelli, tutti, in breve tempo e a basso costo, affiliamo forbici, coltelli, ripariamo ombrelli, scendete donne, siamo arrivati». Avverto quelle stesse sensazioni, come un film già visto e vissuto alla fine degli anni 50, che provavo quando nei cortili delle case di ringhiera sentivi gridare, una volta alla settimana, in progressione crescente, con voce maschia e virile: «El Mulitta, mulitta, mulitta... donne gh’è chi el mulitta, el gh’ha voeia de laurà». Era l’arrotino. Manca solo di sentire «L’è arivà el giass» e incontrare sulle scale uomini che ogni tre giorni portavano nelle varie abitazioni, avvolti in un sacco di juta, parallelepipedi di ghiaccio di 1 metro per 30 centimetri. È la bellezza di questa città, dove tutto può accadere: carestie, pestilenze, guerre, sommosse, invasioni, liberazioni, pandemie, ma alla fine piaccia o non piaccia, «Milan l’è on gran Milan!». Ecco, Milano e Arbiter ripartono proprio da qui, dagli artigiani e da quei mestieri che hanno saputo nel tempo esaltare e valorizzare lavori e opere che nascono dalla loro mente, dalle loro mani; uomini e donne che esprimono il sapere e il saper fare attraverso la mutazione di una materia; artigiani prima e imprenditori dopo che, giorno dopo giorno, anno dopo anno, hanno creato quell'identità che oggi il mondo ci invidia: il Fatto in Italia...

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