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Tutto ruota attorno al tempo ed è il tempo l'unico vero lusso dell'uomo di oggi. 

Il lettore di Arbiter non è un semplice amante del lusso, ma una persona che ha scelto la strada della raffinatezza, è un uomo di charme anche extravagante che sa uscire dagli schemi. Arbiter gioca sul tempo maschile con servizi dedicati al modo di trascorrere in modo raffinato ogni occasione: dai viaggi all'arte del bere e del mangiare; del piacere di vestirsi a quello di camminare con le calzature più adatte; dalla guida dell'auto e della moto al gioco del golf; dalla nautica all'equitazione, con attenzione agli eventi artistici e culturali di rilievo.
Numerosi gli inserti allegati, come il ricercato "Bleu e Mestieri d'Arte".
Arbiter si rivolge a un pubblico raffinato che sa apprezzare il bello, la qualità e l'esclusività.
Arbiter
 è un periodico di nicchia, punto di riferimento  per gli uomini di  buon gusto. 
EDITORIALE. (di Franz Botré) 

Basta leggere la prima pagina di un quotidiano di qualunque schieramento e di qualsiasi area politica di appartenenza, direi addirittura di qualsiasi nazione, per capire come ormai tutti siano arrivati alle stesse conclusioni: questa società è in default. Questa è una verità lampante, anche se mai apertamente dichiarata, che perdura ormai da anni. È infatti in corso un inarrestabile sgretolarsi della civiltà, o di quel poco che ne rimane. Contemporaneamente, assistiamo inermi a un decadimento della moralità, dei valori. L’Europa arranca e si squaglia come neve al sole, il terrorismo mina la nostra libertà, mentre le «grandi» potenze tornano irresponsabilmente a minacciarsi. Stiamo vivendo in un mondo capovolto, sottosopra. Dove a prevalere e rimbalzare è una sensazione che io trovo avvilente: quasi che il progresso fosse una piaga, oppure solo un’illusione. Siamo caduti e naufragati nella palude del conformismo, della massificazione, del politically correct, dell’uguaglianza, della par condicio, della furbizia, dell’incompetenza, dei senza vergogna, della democrazia. Ecco la parola incriminata: democrazia, ormai ridotta a mangime per le frustrazioni del popolo. Parola con cui a tutti piace confezionare la poca voglia e la codardia di guardarsi con onestà allo specchio, nascondendosi per non vedere le profonde rughe e cicatrici che il tempo ha lasciato sul volto della società. Che tutte le belle (e false!) speranze con cui si infiocchettavano i concetti di libertà, uguaglianza, democrazia fossero destinate a una triste rovina era abbastanza intuibile, prevedibile, direi quasi evitabile. Lo compresi attorno al 1973, due anni prima (di avere l’onore) di servire militarmente la mia Patria. Erano gli anni post ’68, nella società e nelle sezioni di partito si stava preparando il salto politico italico, il tanto inseguito passaggio dalla Dc al Pci. Capitava spesso in quel periodo che andassi a Losanna a trovare mio padre. Curiosando in sala, sugli scaffali della libreria trovai un libretto: era di piccolo formato, all’interno conteneva tantissimi pensieri e aforismi di un professore di letteratura francese, estetica e filosofia che visse a metà dell’800 a Ginevra: Henri-Frédéric Amiel... 





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